Soldati trentini nella prima guerra mondiale

Tra il 1815 e la fine della prima guerra mondiale nel 1918, il Trentino era parte della Contea principesca del Tirolo, a sua volta parte del composito impero asburgico. Questo significa che tutti gli uomini nati in quelle che sono attualmente la Provincia Autonoma di Trento e Bolzano erano tenuti a prestare servizio nell’esercito imperiale (per capire meglio leggi Welschtirol).

Così come l’impero, anche l’esercito era molto ampio e composito, sia riguardo alla nazionalità dei suoi membri, sia rispetto alla varietà di corpi che lo componevano. La maggior parte degli uomini era arruolata nella Landsturm, la fanteria, alla quale si affiancavano corpi speciali come la cavalleria, l’artiglieria etc.

Durante la prima guerra mondiale, l’esercito imperiale era diviso in tre parti: l’esercito comune, quello austriaco (ossia della parte a ovest del fiume Leitha) e quello ungherese (della parte a est del fiume Leitha). I soldati trentini e tirolesi servivano solo nei primi due.

Oltre alla fanteria e alle forze speciali, c’erano tre corpi i cui membri venivano esclusivamente dalla Contea del Tirolo: i Tiroler Kaiserjäger, i Landesschützen (dal 1917 Kaiserschützen) e gli Standschützen.

I Tiroler Kaiserjäger inizialmente non erano truppe di montagna, ma una sezione d’èlite della fanteria composta da soldati cresciuti sulle montagne. Il nome Kaiserjäger (letteralmente”cacciatori dell’imperatore”) era un soprannome onorifico: il nome ufficiale dell’unità era k.u.k. Tiroler Jägerregiment (abbreviazione ufficiale TJR). Durante la prima guerra mondiale, combatterono subendo gravi perdite umane prima in Galizia e sui Carpazi contro la Russia, poi sul fronte italiano dopo l’entrata in guerra del Regno d’Italia nel 1915.

Il cappello dell’uniforme da parata era in feltro nero, decorato da un cordone verde, dallo stemma in metallo che riproduceva un corno da caccia e da un folto ciuffo di lunghe piume di gallo nero.

 

k.k. Landesschützen erano invece truppe di montagna, che vennero usate durante la Grande Guerra su più teatri di guerra.

Il 16 gennaio 1917 l’imperatore Carlo I d’Asburgo, durante una rassegna delle truppe a Calliano (Vallagarina, TN) cambiò il loro nome da Landesschützen in Kaiserschützen (Landes = territorio; Kaiser = imperatore; schützen = proteggere ). I soldati semplici portavano sul berretto in feltro grigio-luccio un ciuffo di piume prese dalla coda del gallo cedrone (Lyrurus tetrix), gli ufficiali in uniforme da parata un cappello simile a quello dei Tiroler Kaiserjäger.

Questo corpo comprendeva anche un reparto di cavalleria.

 

Il corpo degli Standschützen discendeva dalle compagnie di tiratori formatesi nel XV e XVI secolo e impiegate di tanto in tanto in operazioni militari entro i confini della Contea del Tirolo. Nel XIX secolo uno Standschütze era il membro di uno Schützenstand (associazione di tiro a segno), nel quale era iscritto.

Allo scoppio della Prima guerra mondiale, tutti gli uomini abili vennero inviati sul fronte russo, così quando il Regno d’Italia dichiarò guerra all’impero asburgico, gli uomini scartati dal servizio militare per problemi fisici o per l’età (quindi giovani e vecchi, dai 14 agli 80 anni) combatterono come Standschützen difendendo eroicamente i confini tirolesi.

Si calcola che i soldati provenienti dall’attuale Provincia di Trento furono più di 70.000, dei quali più di 11.000 morirono. Allo scoppio della guerra, alcuni emigrati trentini tornarono per arruolarsi; altri invece emigrarono per evitare l’arruolamento, o per motivi ideologici, arruolandosi volontari nell’esercito italiano. Si stima che ogni 100 soldati trentini arruolatisi nell’esercito imperiale, ve ne fosse 1 arruolato in quello italiano.

Non è facile capire dalle vecchie fotografie in quale corpo era inquadrato un soldato. Non solo per la difficoltà di distinguere i dettagli delle divise da foto in bianco e nero, magari rovinate dal tempo, ma anche perchè col proseguire del conflitto e la scarsità di uomini e di mezzi le regole di arruolamento ed equipaggiamento vennero spesso disattese. Le divise tuttavia si distinguevano sempre per qualche dettaglio, tanto che l’armata austro-ungarica era definita “die Bunte Armee” (l’esercito variopinto).

Qualche libro può aiutare a distinguere i vari corpi:

Daiana Boller

Daiana Boller (Trento, 1981) vive in Trentino, dove si è laureata in storia con una tesi sul principe vescovo Alessandro di Masovia (1423-1444). Nel 2014 ha pubblicato con Athesia "Welschtirol - Il territorio trentino nell'impero asburgico 1815-1918".

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